Forse l'intelligenza artificiale è già entrata nella tua azienda. Non perché avete approvato un progetto, acquistato una piattaforma per tutti o definito una strategia. È entrata attraverso le Persone.
Qualcuno usa ChatGPT o Claude per preparare la prima bozza di un'offerta. Qualcun altro riassume documenti, cerca informazioni, analizza dati. Magari un collaboratore ha persino acquistato autonomamente uno strumento che ritiene utile. Presi singolarmente sembrano piccoli o grandi esperimenti. Messi insieme, raccontano qualcosa di più interessante: l'AI potrebbe stare entrando nelle aziende più velocemente di quanto le aziende riescano a integrarla. E questo cambia il problema.
Quando l'AI entra senza aspettare l'azienda
Una ricerca Soldo del 2026 fotografa una situazione contraddittoria: l'88% dei dipendenti italiani afferma che gli strumenti AI hanno migliorato la propria produttività, ma il 63% dichiara di essere tenuto a utilizzarli senza un supporto adeguato, e il 27% ha acquistato strumenti senza approvazione. È una delle manifestazioni della cosiddetta "shadow AI". Dietro un termine tecnico c'è però una domanda semplice: la tua azienda sa davvero come le sue Persone stanno utilizzando l'intelligenza artificiale, con quali strumenti, su quali informazioni, e se chi scopre un modo migliore di lavorare lo porta anche agli altri?
Il problema non è che le Persone sperimentino autonomamente, potrebbe essere un ottimo segnale. Il problema nasce quando tante sperimentazioni individuali non diventano un modo condiviso di lavorare. È lì che l'innovazione individuale rischia di trasformarsi in disorganizzazione collettiva.
Le Persone potrebbero essere già più avanti di quanto immaginiamo
Secondo l'Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano, nel 2025 il 47% dei lavoratori italiani utilizzava già strumenti AI in azienda. Tra questi, otto su dieci ricorrevano a strumenti non aziendali. È un dato che vale la pena rovesciare: la domanda comune è "come convinciamo le persone a usare l'AI?", ma forse la domanda giusta è un'altra: come scopriamo ciò che le Persone stanno già facendo e lo trasformiamo in qualcosa di utile per tutta l'azienda? L'innovazione, in questo caso, non scende dall'alto per essere accettata: nasce dal basso, e all'organizzazione spetta intercettarla e darle una direzione.
Un'altra ricerca del Politecnico, dedicata alle PMI, mostra l'altra faccia del fenomeno: il 76% non ha investito né prevede di investire in AI, e solo il 7% ha avviato programmi strutturati di formazione. Sono ricerche e popolazioni diverse, quindi questi numeri non vanno confrontati matematicamente con il 47% precedente — ma insieme suggeriscono una domanda scomoda: in quante aziende le Persone stanno imparando a usare l'AI più velocemente dell'organizzazione in cui lavorano? Se questo accade davvero, la "resistenza al cambiamento" racconta solo metà della storia. L'altra metà è il problema opposto: persone che sperimentano mentre l'azienda non ha ancora costruito formazione, criteri e modalità condivise.
Comprare l'AI non significa adottare l'AI
Non è solo un tema da PMI in ritardo. Nel 2025 l'84% delle grandi aziende italiane aveva acquistato licenze di Generative AI, eppure solo una su cinque la utilizzava in modo pervasivo su più funzioni. Il dato aiuta a distinguere tre cose che vengono spesso confuse: acquistare AI, utilizzare AI, integrare AI. Un'azienda può dotare tutti i collaboratori di Copilot o ChatGPT e dire, formalmente, di aver introdotto l'intelligenza artificiale. Ma se il giorno dopo i processi restano gli stessi e ciascuno usa lo strumento a modo proprio solo per fare più in fretta ciò che faceva prima, abbiamo introdotto una tecnologia ma non è affatto detto che abbiamo trasformato l'organizzazione.
E se il problema non fossero le Persone?
Una ricerca McKinsey del 2025, condotta soprattutto su aziende statunitensi, rilevava che solo l'1% dei leader considerava la propria organizzazione "matura" nell'adozione dell'AI, con AI integrata nei workflow e capace di generare risultati concreti. Ma la conclusione più interessante è un'altra: secondo McKinsey, la principale barriera alla scalabilità non sono i dipendenti, sono i leader, che non guidano la trasformazione abbastanza velocemente. Siamo abituati a chiederci se le persone saranno pronte, come vinceremo le resistenze, come convinceremo tutti a usare l'AI. Forse dovremmo aggiungere una domanda diversa: l'organizzazione è pronta quanto le sue Persone? È la stessa domanda che ci poniamo quando parliamo di buon capo e buon leader: la differenza, anche qui, la fa chi guida.
Dieci Persone più efficienti non fanno un'azienda più efficiente
Immaginiamo dieci collaboratori che iniziano spontaneamente a usare l'AI: chi prepara documenti più in fretta, chi automatizza un'attività, chi scrive un'offerta in metà tempo. Tutto positivo. Ma dopo dodici mesi, cosa resta all'azienda? Se quelle esperienze non vengono confrontate e inserite nei processi, l'azienda potrebbe ritrovarsi con dieci persone più capaci senza essere diventata un'organizzazione più capace e se una di loro se ne va, parte della competenza acquisita esce con lei. È una distinzione che vale la pena misurare: capacità individuale non equivale a capacità organizzativa, lo stesso principio che vale per efficienza ed efficacia: non basta che le singole parti funzionino meglio, serve che il sistema funzioni meglio insieme. E riguarda anche quanto tempo "risparmiato" dall'AI diventi davvero valore per l'azienda, invece di essere semplicemente riassorbito da altre attività.
Dalla sperimentazione individuale all'organizzazione
A questo punto la risposta non è vietare gli strumenti non autorizzati, né distribuire licenze a tutti, e probabilmente nemmeno organizzare un corso. Serve prima capire cosa sta succedendo davvero dentro l'azienda: chi usa già l'AI e per cosa, chi non la usa e perché, se le Persone ricevono indicazioni chiare su cosa possono fare, se i manager sanno orientarle, se chi scopre qualcosa che funziona può condividerlo senza sentirsi giudicato. Si parte dalla tecnologia e ci si ritrova a parlare di competenze, leadership, regole e fiducia, esattamente il passaggio che si perde quando si riduce l'adozione dell'AI al numero di licenze acquistate.
Quanta AI c'è davvero nella tua azienda?
Forse è la domanda sbagliata. Forse la domanda è: la tua azienda "parla AI" più di quanto le Persone riescano concretamente a integrarla nel proprio lavoro? Sono domande a cui il numero di licenze acquistate non può rispondere da solo. Bisogna ascoltare le Persone.
In CliWell stiamo lavorando proprio a questo: un modulo dedicato all'interno di RiseWell per capire come l'intelligenza artificiale viene davvero vissuta e integrata in azienda, mettendo a confronto la tecnologia disponibile, l'esperienza delle Persone e la capacità dell'organizzazione di trasformarla in un modo migliore di lavorare.
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Fonti: Osservatorio Artificial Intelligence, Politecnico di Milano (febbraio 2026); Osservatorio Innovazione Digitale nelle PMI, Politecnico di Milano (maggio 2026); Soldo, ricerca sulla produttività aziendale (2026); McKinsey & Company, "Superagency in the Workplace" (gennaio 2025).